IL CARCIOFO DI PAESTUM
Il carciofo di Paestum è una pianta che produce nel periodo che va da febbraio a maggio in media 5-6 capolini . Tale coltura si distingue per particolari caratteristiche morfologiche ed organolettiche.
Per via della caratteristica forma tondeggiante dei capolini è detto anche Tondo di Paestum. I capolini ben sviluppati, carnosi e di estrema morbidezza si caratterizzano per la compattezza, l'assenza di spine e il sapore delicato. La produzione del carciofo di Paestum ammonta a circa 300.000 quintali l'anno e rappresenta più o meno il 70% dell'intera produzione campana.
A favorire il consumo di questo ortaggio sono i numerosi pregi, tra cui le virtù terapeutiche e salutari dovute al suo contenuto salino e vitaminico:
il carciofo contiene calcio, fosforo, ferro, sodio, potassio, vitamine A, B1, B2, C, PP, acido nolico, acido citrico, cinarina, tammino e zuccheri.
E' quindi tonico, stimola il fegato, calma la tosse, contribuisce a purificare il sangue, fortifica il cuore, dissolve i calcoli e disintossica. E' salutare quindi mangiarne tanti soprattutto crudi.
Grazie alle caratteristiche organolettiche e morfologiche il carciofo di Paestum è molto apprezzato sul mercato ed in cucina, dove viene utilizzato nella preparazione di svariate ricette tipiche e piatti locali.
IL FICO BIANCO DEL CILENTO
Noto fin dal 3000 A.C. in Babilonia, il fico è entrato nella cultura mediterranea assumendo aspetti magici per la sua qualità. Prodotto caratteristico della provincia, tipico del Cilento, vanta una coltivazione e una produzione tradizionale che si tramanda nel tempo.
Il Fico bianco del Cilento, così denominato per le sue caratteristiche, è attualmente uno dei prodotti proposti alla registrazione dell'Unione Europea tra quelli DOP.
Frutto dal sapore dolciastro con buccia verde-giallastra è sicuramente punto di riferimento della tavola, grazie alle sue innumerevoli utilizzazioni e dall'alto contenuto calorico. Si consuma fresco durante la stagione (estate - autunno), ed essiccato con farcitura di mandorle o ricoperto al cioccolato, diventa frutta secca e dolce da pasto all'occorrenza.
La coltivazione del fico è particolarmente diffusa nella provincia di Salerno : l'area del Cilento, col suo fico bianco, fornisce da sola circa 100.000 quintali di prodotto essiccato realizzato nelle aziende agricole della zona. Coltivato nelle soleggiate e floride terre del Cilento si contraddistingue per qualità, sapore e alto valore nutritivo.
IL LIMONE SFUSATO D'AMALFI
L'origine della coltivazione del limone nella costiera amalfitana è ancora oggi molto dubbia. Recenti ritrovamenti nella zona degli scavi di Pompei fanno pensare che già in epoca romana la coltivazione fosse conosciuta nella costiera.
Il limone sfusato amalfitano racchiude in sé la sintesi di elementi naturali ed umani esclusivi e che rendono unica la sua tipicità. Presenta un profumo intenso, una polpa succosa e dolce con una quasi assenza di semi che rendono il limone di Amalfi adatto al condimento. Altra caratteristica tipica è quella di essere raccolti con una piccola porzione di ramo che consente la differenza sul mercato.
Notevole è il contributo che il limone sfusato di Amalfi fornisce al turismo della costiera, attraverso la qualificazione del paesaggio ed il consumo di tutte quelle preparazioni alimentari a base di limone. Il legame della limonicultura con il settore turistico, quello delle industrie dolciarie, di essenze e profumi è di fondamentale importanza economica. Lo sfusato amalfitano si presta sempre più ad utilizzi alternativi quali la base per il limoncello, che si sta affermando sempre più sui mercati come bevanda alcolica, o in pasticceria, caratterizzando sempre più i dolci tipici della costiera. Indiscusso il valore alimentare grazie all'alto contenuto proteico e vitaminico tra cui spicca la nota vitamina C.
La superficie dedicata alla coltivazione del limone di Amalfi è di circa 700 ha e la maggior parte di queste coltivazioni sono impiantate su piccole estensioni di terreno chiamate piazze, sostenute da grossi muri di pietrame a secco a cui si accede attraverso ripide scalinate rendendo esclusivo e tipico il paesaggio costiero, caratterizzandolo con i noti terrazzamenti. Adeguate opere di canalizzazione ed irrigazione consentono la durata dell'opera, la sua manutenzione e la continua coltivazione. La permeabilità, la sofficità e la freschezza tipiche del periodo estivo, la fertilità del terreno, ricco di humus ed elementi nutritivi, favoriscono notevolmente la coltivazione del limone in zona.
LA MELA ANNURCA
La mela Annurca tradizionale è un frutto di forma rotondeggiante con epidermide rossa striata. Nei pressi della cavità penducolare presenta una caratteristica area rugginosa, non molto estesa.La polpa è bianca, compatta, croccante, succosa, dolce, gradevolmente acidula, di eccezionale sapore, aromatica e finemente profumata.
E' una vera bomba di vitamine (B1, B2, PP e C) e contiene anche potassio, fosforo, ferro, manganese, zolfo, cobalto. Le sue caratteristiche organolettiche (sapore, profumo, aroma) e nutritive (valore dietetico della fibra, degli zuccheri e degli acidi organici) non trovano uguale riscontro in altre varietà di mele, anche dopo la conservazione. Molto apprezzata sul mercato locale e regionale, viene mangiata cruda come frutta e utilizzata per dolci e dessert.
Prodotto IGP unicamente campano, la mela annurca, viene definita la regina delle mele.E' una varietà molto antica ed è leader della produzione regionale fin dalla seconda guerra mondiale.
Si sviluppa in un clima dai tipici caratteri di mediterraneità. Non matura sull'albero : la raccolta viene effettuata in autunno, quando le mele sono ancora acerbe, di colore verde-giallastro e successivamente poste a maturazione su letti di paglia dove assumono il colore rossastro che le caratterizza.
LA NOCCIOLA DI GIFFONI
Nelle Valli dell'Irno e del Picentino si registra la presenza di una particolare e antica varietà di nocciola detta tonda di Giffoni la quale registra una netta prevalenza rispetto alle altre varietà.
La tonda di Giffoni è apprezzata sia per le caratteristiche organolettiche e qualitative, sia per altre caratteristiche che la rendono ben adatta alla trasformazione industriale. La coltivazione è presente nelle aree collinari per il 65% del totale, nelle aree di montagna per il 20% e nel fondo valle per il 15%.

IL POMODORO SAN MARZANO

La denominazione Pomodoro San Marzano dell'Agro-nocerino-sarnese è riservata ai pomodori pelati della varietà San Marzano o da varietà ottenute a seguito di miglioramento genetico dell'ecotipo San Marzano.
La trasformazione e l'inscatolamento del pomodoro ad opera di laboratori artigianali o di industrie conserviere deve avvenire in ogni caso nell'ambito della zona di produzione indicata dal disciplinare.
La produzione annua varia tra gli 80.000 e i 100.000 quintali. Le caratteristiche sono così individuate : sapore tipicamente agrodolce, forma allungata della bacca con depressioni longitudinali parallele, colore rosso vivo, scarsa presenza di semi e fibre placentari.
Le caratteristiche organolettiche e chimico-fisiche rendono il prodotto particolare sia allo stato fresco che trasformato.
Il pomodoro, originario delle Americhe e appartenente alla famiglia delle salanacee, si diffuse a Napoli dalla Spagna nel XVI secolo. Inizialmente considerato pianta medicinale, entrò nelle cucine partenopee solo alla fine del '700, mentre prima era guardato con sospetto e addirittura creduto velenoso. Dall'inizio dell'800, invece il pomodoro divenne il simbolo della cucina partenopea.
Il pomodoro San Marzano è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo per le sue pregevoli caratteristiche organolettiche. E' un prodotto tipicamente campano che costituisce un importante riferimento per l'industria conserviera e per la dieta mediterranea.

I VINI SALERNITANI

Il territorio provinciale è disseminato di testimonianze, di reperti, che documentano le presenze della vite e l'eccellente qualità dei vini prodotti.
Tecniche raffinate di coltivazione, di vinificazione e consumo sono il fiore all'occhiello dei vini salernitani. La provincia di Salerno è in grado di offrire un ventaglio di prodotti ampio e ben articolato, fortemente differenziato e caratterizzato, in grado di soddisfare un mercato sempre più esigente.
Oggi i vini a denominazione di origine sono 3 cui corrispondono una decina di tipologie, il Cilento, il Castel San Lorenzo e il Costa d'Amalfi, uno a indicazione geografica tipica, il Colli di Salerno.

GLI OLII SALERNITANI

La coltura dell'olivo è tipica di tutta l'area del bacino del Mediterraneo. In molte zone collinari e montane della Campania la coltura costituisce la migliore occasione di valorizzazione delle risorse ambientali.
La superficie regionale destinata alla coltivazione dell'olivo ammonta a circa 62.626 ha di cui oltre il 50% nella sola provincia di Salerno per una produzione che copre oltre il 40% delle 290.000 tonnellate di olio campano. L'ovicultura risulta concentrata per il 20% nel Cilento e in aree collinari e interne, lungo la costa si registra una presenza rilevante tra i comuni di Agropoli e Centola-Palinuro, ampie distese anche nell'alto bacino dell'Alento e nelle zone collinari della Piana del Sele.
L'olio di oliva extravergine è un prodotto di indiscusso valore nutrizionale a seguito della composizione chimica e delle caratteristiche organolettiche. Piante di notevole vigore, grossa taglia e molto produttive come la caratteristica qualità Pisciottana e la varietà presente nella Valle del Tanagro, offrono una materia prima ricca di preziose qualità organolettiche, quale l'alta percentuale di acido oleico, di vitamine e di grassi estremamente digeribili.
L'utilizzazione è poi delle più varie, da crudo a fritto e bollito, una vera e propria colonna portante della ricca Dieta Mediterranea.

LA MOZZARELLA DI BUFALA

Fra i primi prodotti italiani ad ottenere dalla Commissione UE la registrazione quale Denominazione di Origine Protetta (DOP), fin dal maggio del '96, la mozzarella è un formaggio fresco a pasta filata, con sfoglie sottili, con crosta molto sottile e lucente di colore bianco porcellanato, fresco e fragrante, dal profumo di fermenti lattici vivi del latte intero di bufala, che ne determina il gusto caratteristico.
In origine non era riposta nel liquido di governo, ma avvolta in foglie di giunco o di mortella e venduta in ceste di castagno. La mozzarella, pur essendo un formaggio dalla grande personalità, può adattarsi alle più disparate composizioni alimentari. Questa versatilità ne fa un formaggio sempre richiesto nel corso dell'anno ma che subisce molti vincoli alla commercializzazione lontana dai luoghi di produzione a causa della sua deperibilità.
Il latte di bufala, il solo utilizzabile per legge nella preparazione, possiede caratteristiche molto simili a quelle del latte vaccino. Grasso e proteine le caratteristiche principali fondamentali per la resa della caseificazione. La produzione annua complessiva è di circa 150.000 quintali, per un valore di oltre 350 miliardi; 15.000 quintali sono destinati all'esportazione.